giovedì 10 aprile 2008

Klaus Dinger

Una delle massime più note della storia del rock dice che solo cento persone acquistarono, all’epoca, il primo disco dei Velvet Underground, ma ognuno di quegli individui è poi diventato o musicista o critico rock.
La diffuse Brian Eno e mai smentita arrivò.
Ma l’ex Roxy Music si divertì ancora qualche anno dopo, affermando che negli anni ’70 esistevano solo tre ritmi: l’afrobeat di fela Kuti, il funk di James Brown e il motorik dei Neu!
Partiamo da questi ultimi per ricordare la memoria di Klaus Dinger che dei Neu! fu, appunto, il ritmo, la batteria. Forse l’anima.
Ci ha lasciati Klaus, il 21 marzo scorso, sconfitto da un insufficienza cardiaca dopo 61 anni.
Cominciò coi Kraftwerk quando questi erano ancora lontani dal divenire la macchina Synth-pop poi nota. Lì, nel debutto della creatura di Hütter e Schneider datato 1970, percuoteva la batteria in modo primitivo, malvagio. Durò giusto quel disco per poi affiancarsi al collega – e per un breve periodo chitarrista degli stessi Kraftwerk – Michael Rother sotto l’effige di Neu!
Tre lavori, Neu! del 1972, Neu! 2 del 1973 e Neu! ’75 del 1975, che chi mastica un po’ di musica conosce nei minimi dettagli e parlarne ancora sarebbe come interloquire nel vento.
Eppure non tutti sanno che Dinger, nel secondo Neu!, si inventò la pratica del remix accelerando e decelerando Super/Neuschnee (un singolo uscito poco prima) in modo da coprire tutto il lato b del disco. Un operazione singolare e nata da circostanze particolari. Genio, insomma.
Mentre al contrario tutti sanno (speriamo) il Dinger in seno ai La Düsseldorf. Due lavori come l’omonimo e Viva e ci si spiega da dove venne fuori la trilogia berlinese di Bowie (che guarda caso era monitorata da Eno) e molta della new wave a venire.
Il nostro e un saluto sincero e un infinità di grazie.
Che riposi in pace, Klaus Dinger .