
2562 (da pronunciarsi TwentyFive SixtyTwo) è il fenomeno più atteso ed attuale dell’universo dubstep. Amatissimo dalla comunità dei forum nel web grazie ai due splendidi singoli “Kameleon” e “Channel Two”, entrambi presenti nel disco, ospite recente del radioshow ‘xperimental’ di Mary Anne Hobbs su BBC 1, guida delle ultime uscite compilative del genere, prima tra tutte quella Dubstep Allstars che arriva oggi al Volume 6 con Appleblim ai controlli. Fin qui, niente di strano. Due sono però gli elementi di novità che lasciano di stucco e segnano una nuova spinta nel dubstep. Uno: 2562 è al secolo Dave Huismans, olandese, L’Aia. E’ la prima volta che il dubstep trova un leader fuori dai confini britannici, e non è cosa da poco. Due: Huismans non è un purista, un diy che costruisce sul laptop oscure tracce dai bassi profondi e squassati. Huismans incide sotto altri moniker dance elettronica. Techno in primo luogo. Ed è qui che il cerchio si chiude. Come già faceva intravedere il Guerriero Afro Benga, lo sviluppo del dubstep più recente viaggia in direzione dub techno. Tracce costruite con maggiore linearità, suoni sospesi alla maniera dei maestri tedeschi Basic Channel. Qualcosa si intuisce fin dai titoli: “Moog Dub”, “Techno Dread”. Ma, attenzione: niente a che vedere con la ‘computer music’ denigrata da Burial nella sua intervista a Kode9: al contrario di un Boxcutter, la musica di 2562 riesce a far parlare alle macchine un linguaggio emotivo. Tracce come “Morvern” lo dimostrano senz’equivoci.
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