martedì 26 febbraio 2008

Anteprima: THOMAS BRINKMANN

When Horses Die… [MaxErnst/Audioglobe]

Il Brinkmann che non ti aspetti. Ultimamente entrato in un circolo vizioso, Thomas lo spezza proponendo un disco di canzoni. Elettroniche, malate, atmosferiche, classiche.

Che sia innamorato? Tba.

Cose alla Velvet Underground (“Birth & Death”), alla Suicide (“Words” e “2suns”), alla Waits (“Meadow”), alla Nick Cave (“It’s just”), forse alla Johnny Cash (“Souls” e la fantastica “When Horses Die…”). Basi eleganti su cui la sua voce bassa e profonda (raramente udita in passato, a memoria d’uomo) si poggia lenta e suadente. Un azzardo. Piacerà più a chi mai l’ha conosciuto in passato. Piacerà a chi si era ormai stufato delle sue sperimentazioni di retroguardia. Deluderà chi lo ha eletto a mito o ne ha subito l’elezione a mito senza mai averlo amato.

martedì 12 febbraio 2008

THE HELIOCENTRICS - Out There [NowAgain/Goodfellas]


Un disco per Mo’Wax passato in sordina nel 2001, ‘Popcorn Bubble Fish’, dove la sua batteria era già protagonista, disegnata con stile infantile sulla cover. Era l’epoca dei samples, dei dischi melange campionati. Malcom Catto per primo non deve essersi sentito appagato ed ha iniziato a lavorare sul progetto ‘Helicentrics’. Avvicinatosi all’hiphop alternativo di Madlib e, soprattutto, accompagnato il Dj Shadow più recente (un brano nel suo ultimo ‘The Outsider’), Catto non si è accontentato di dettare i ritmi con le sue bacchette magiche ma ha costituito la band vera e pulsante che ascoltiamo in questo esordio, ‘Out There’.
Nove elementi, di cui ben tre sono fiati. Ispirazioni ampie ed ambiziose, dal funk al jazz iperstellare, dal break beat alla musica etnica, dall’elettronica alla musica d’avanguardia. Si citano James Brown e Sun Ra ed anche David Axelrod, tanto per dare chiari riferimenti all’audience. ‘Out There’ è un disco che rispecchia nel bene e nel male le intenzioni, la storia ed il futuro del suo artefice. Attuale in alcuni passaggi radicalmente live e free, retrò nelle reminiscenze ‘sample oriented’. Bypassando, per incisco, la recente stagione dei producer di hiphop astratto cui pure il disco sembra pagare pegno. Sfiorando e quasi aggirando la contaminazione tra elettronica e jazz di alcuni progetti curati da Matthew Shipp con El-P e Dj Spooky.
The Helicentrics è il primo passo di una stagione che verrà. Una stagione che si preannuncia fin d’ora davvero molto intrigante.
(pubblicato nel numero in uscita di Rockerilla)

sabato 9 febbraio 2008

Disco-Antony

Dei tanti cameo di Antony Hegarty (quello dei Johnsons) il presente è sicuramente il più singolare. Diciamo che mai ci saremo aspettati il Nostro nei panni di stella disco e risultare credibile, e invece ci riesce e quello che indovina è uno dei cantati più celestiali mai nati dal Klaus Nomi dei nostri tempi.
Blind farà parte del debutto degli Hercules & Love Affair, nuova creatura di casa Dfa che ospiterà la voce di Antony in più di un episodio, ma l’anzidetta è quello che si dice capolavoro: i primi secondi sembrano richiamare il Dope remix di Get Down del Todd Terry Allstars, poi però entra un basso a là Stones primi ‘80 (non ricordo a cosa somiglia ma ci somiglia) e la ritmica si fa moroderiana con Antony che canta lussurioso per sei dionisiaci minuti di disco benedetta.
L’album uscirà nel mese di marzo ma il primo-single è in giro da qualche settimana.
Non c’è altro…

giovedì 7 febbraio 2008

BRIAN ENO + DAVID BYRNE - My Life In The Bush Of Ghosts [Virgin/Emi]



‘My Life In The Bush Of Ghosts’ è uno di quei dischi che ancora oggi lascia di stucco, a distanza di venticinque anni dalla sua uscita. Nato come progetto parallelo di Brian Eno e David Byrne a margine delle registrazioni di ‘Fear Of Music’ e ‘Remain In Light’ dei Talking Heads, realizzato insieme all’entrourage di musicisti che in quel periodo formava o circondava la stessa band, il disco venne accolto e vissuto come tale. Un progetto parallelo. Non era così ed il tempo ha rivelato come un dietro ad un apparente capriccio si nascondessero i germi della globalizzazione - musicale e culturale - intesa nella sua più nobile accezione. Mai tante idee nascoste tra i solchi sono diventate consuetudine d’ascolto. L’uso di samples vocali: voci rubate all’etere radiofonico sostituiscono il cantato, diventano liriche come in “America Is Waiting”, “Mea Culpa” e “The Jezebel Spirit”. Suoni e voci dal mondo che si intrecciano ai ritmi occidentali: il funk interpretato dai bianchi integrato dai suoni dell’africa e dell’oriente arabo, come in “Regiment”, “The Carrier” e “A Secret Life”. Completamento della serie ‘remasters’ recentemente dedicata a Eno, questo ‘My Life In The Bush Of Ghosts’ contiene anche sette tracce inedite che rappresentano un quadro esatto del work in progress del disco. Istantanee di che come la creatività di Eno e Byrne fosse così preveggente da doversi quasi autolimitare come dimostrano, inequivocabili, le inedite “Pitch To Voltage”, “Defiant” e “Number 8 Mix”.