mercoledì 19 marzo 2008

BENGA - Diary Of An Afro Warrior [Tempa]



Visto in copertina, Benga sembra davvero un guerriero afro. Ascoltato il cd, Benga è davvero un guerriero afro. Nativo di Croydon, centro urbano a sud di Londra, Beni Adejumo (questa la sua vera identità?) è uno dei nomi ricorrenti del fenomeno dubstep fin dal suo inizio. Teenager frequentava il Big Apple, negozio di dischi fulcro e ritrovo di producers e djs del genere in embrione. Presente nelle più recenti compilations ‘Dubstep Allstars’, Benga nel frattempo ha autoprodotto un album d’esordio, ‘Newstep’, oggi introvabile. Tracce strumentali, naif ma dense di significati non solo musicali.
‘Diary Of An Afro Warrior’ è l’evoluzione logica di quelle tracce, la maturità di un artista che oggi ha poco più di ventanni. Attratto più dalla tessitura strumentale che dalla forma canzone, Benga è il più vicino all’estetica elettronica tra gli artisti dubstep assurti a notorietà, da Skream a Burial passando per Kode9. Musica che si balla, si ascolta, si percepisce. Musica che ritrova elementi house, techno, jazzy, jungle e dub per inserirli in un contesto attuale e compiuto. ‘Night’, il singolo prodotto insieme a Coki, è oggi successo programmato in BBC e diventerà soundtrack di videogames. ’26 Basslines’ è già inserita nelle compilations di Skream. Altri seguiranno. Bassi strappati su tessiture industriali in echo.
Musica di altissimo fascino che solo un curioso intreccio di ostracismi tiene lontana dal grande pubblico. ‘Diary Of An Afro Warrior’ è forse il disco che compierà questo auspicabile ricongiungimento. Io me lo auguro.
(pubblicato nel numero in edicola di Rockerilla)

lunedì 10 marzo 2008

2 BANKS OF 4 Junkyard Gods [SonarKollektiv]


Tra tutte le anime impersonificate da Rob Gallagher dopo la fine della sua partecipazione al collettivo acid jazz Galliano, 2 Banks Of 4 è sicuramente la più riuscita e convincente. Ideato e praticato insieme all’amico Dilip Harris aka Demus e condiviso con la vocalist Valerie Etienne, il progetto è quanto di più sofisticato si potesse attendere dall’universo nujazz. Dopo due album di culto prodotti nell’arco di un decennio, ecco l’occasione di questo live. ‘Junkyard Gods’ riproduce il live show della band in occasione dei Worldwide Awards di Gilles Peterson, l’uomo - prima ancora del dj e label manager dell’acida Talkin’ Loud - che ha sempre creduto in lui.
Un concerto splendido, veramente splendido, dove elettronica e jazz si trovano compenetrati in un amplesso virtuoso. Per una musica basata soprattutto sui samples e difficilmente riproducibile in dimensione concerto questo album suona come la smentita di un’impotenza ormai insopportabile. La prova del live, la musica suonata, la fisicità degli strumenti e dei musicisti non si sostituisce. Questa è la nuova tendenza della scena nujazz, testimoniata non solo da 2 Banks Of 4 ma anche da Christian Prommer e la sua recente Drumlesson. ‘Junkyard Gods’ non a caso ha stregato la stessa label di Prommer, quella dei Jazzanova, la berlinese Sonar Kollektiv. Dopo aver ospitato Rob Gallagher e Valerie Etienne nel loro ormai storico ‘In Betweens’, la crew Jazzanova finalmente realizza un sogno: pubblicare un loro album. Ed il cerchio si chiude, aprendone uno nuovo.

lunedì 3 marzo 2008

CARL CRAIG Sessions [!K7/Audioglobe]

Ci sono davvero pochi artisti in ambito techno a poter affrontare un lavoro di questo genere. Oltre a lui, Jeff Mills e chissà chi altri. Artista poco prolifico ed anche (ma non solo) per questo esaltato a mito, Carl Craig ci propone un doppio cd di ‘Sessions’ interamente dedicate al suo repertorio di artista e di remixer. Minimale ed asettico, Carl Craig riesce al tempo stesso ad essere coinvolgente ed emotivo. In una parola, heart-and-minded. Versioni inedite di brani suoi e dei suoi alias (Paperclip People, 69, Innerzone Orchestra), remix incredibili (da Theo Parrish a Cesaria Evora, da Xpress2 ai Junior Boys, dai Beanfield ai Rhythm & Sound, ai Faze Action), alcuni dei quali realizzati appositamente per questa compilation. Per gli appassionati, un must assoluto.

sabato 1 marzo 2008

Novo Tropicalismo Errado

Confesso di non averlo mai conosciuto prima d’ora. Un breve giro nel world wide web è bastato a dirmi che il Nostro è titolare di un album datato 2007, Folías, e purtroppo tocca fermarmi qui perchè la maggior parte delle notizie raccolte dal sottoscritto parlano una lingua, il portoghese, che di certo non mastico tutti i giorni.
Si fa chiamare El Guincho ma all’anagrafe risponde Pablo Díaz-Reixa, il nome su cui puntare se si predilige un range sonoro tropicalista tra Tom Zé e Os Mutantes. Il sangue che gli scorre nelle vene però non è sudamericano ma europeo, dalla terra che insieme al Portogallo può considerarsi la più latina del vecchio continente, ovvero la Spagna.
Alegranza è quello che potevano essere gli Animal Collective se non si fossero incaponiti nel pop insipido delle ultime prove, è il disco che David Byrne avrebbe prodotto (anzi, dato che ci siamo consigliamo El Guincho per la sua Luaka Bop) se si fosse dato alla mpb (musica popular brasileira) all’età dei 20. Una festa che sa di estate anticipata (Antillas), una baraonda di strumenti che si sovrappongono secondo dettami spector-iani e indole naif (Kalise, Fata Morgana) risolta poi in singolari versioni verde-oro dell’Outkast di Hey Ya! (Palmitos Park) e pop “mutanti” (Cuando Maravilla Fui).
Subito dopo queste righe apprendo, sempre dal web, che oltre al debutto di cui sopra Pablo Díaz è anche titolare di un progetto denominato Coconot e di un disco dal titolo che suona come iniziazione: Novo Tropicalismo Errado.