
Visto in copertina, Benga sembra davvero un guerriero afro. Ascoltato il cd, Benga è davvero un guerriero afro. Nativo di Croydon, centro urbano a sud di Londra, Beni Adejumo (questa la sua vera identità?) è uno dei nomi ricorrenti del fenomeno dubstep fin dal suo inizio. Teenager frequentava il Big Apple, negozio di dischi fulcro e ritrovo di producers e djs del genere in embrione. Presente nelle più recenti compilations ‘Dubstep Allstars’, Benga nel frattempo ha autoprodotto un album d’esordio, ‘Newstep’, oggi introvabile. Tracce strumentali, naif ma dense di significati non solo musicali.
‘Diary Of An Afro Warrior’ è l’evoluzione logica di quelle tracce, la maturità di un artista che oggi ha poco più di ventanni. Attratto più dalla tessitura strumentale che dalla forma canzone, Benga è il più vicino all’estetica elettronica tra gli artisti dubstep assurti a notorietà, da Skream a Burial passando per Kode9. Musica che si balla, si ascolta, si percepisce. Musica che ritrova elementi house, techno, jazzy, jungle e dub per inserirli in un contesto attuale e compiuto. ‘Night’, il singolo prodotto insieme a Coki, è oggi successo programmato in BBC e diventerà soundtrack di videogames. ’26 Basslines’ è già inserita nelle compilations di Skream. Altri seguiranno. Bassi strappati su tessiture industriali in echo.
Musica di altissimo fascino che solo un curioso intreccio di ostracismi tiene lontana dal grande pubblico. ‘Diary Of An Afro Warrior’ è forse il disco che compierà questo auspicabile ricongiungimento. Io me lo auguro.
(pubblicato nel numero in edicola di Rockerilla)
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